| Una collaborazione (im)possibile |
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Carlo Hruby
Il recente episodio dell'ordigno esplosivo trovato al Colosseo ha riportato alla ribalta il problema della sicurezza dei beni culturali nel nostro Paese, tra sistemi obsoleti, apparecchiature non funzionanti, mancanza di fondi e relative polemiche. Purtroppo sappiamo già che questo argomento verrà presto dimenticato, almeno fino al prossimo episodio. Le moderne regole dell'informazione ci hanno abituato ad episodici "bombardamenti" mediatici che somigliano sempre di più ai temporali estivi. Violenti ma di breve, a volte brevissima durata. Ma nell'episodio del Colosseo, oltre alla solita questione della mancanza - vera o presunta - di fondi, spesso autentico alibi per nascondere carenze ben più gravi, è emerso anche un altro aspetto che merita qualche riflessione. Il direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale Mario Resca, riprendendo un concetto già espresso dal ministro Galan a proposito di Brera, auspica un intervento dei privati, che "potrebbero aiutare molto".
Quello dell'intervento dei privati per la protezione dei beni culturali, e della collaborazione con la pubblica amministrazione, è un tema particolarmente importante per la nostra Fondazione. Infatti, oltre a rappresentare con la nostra stessa attività un esempio concreto di soggetto privato che cerca di "aiutare molto", proprio su questo tema abbiamo recentemente organizzato il convegno "Pubblico e privato per la protezione dei beni culturali" al teatro La Fenice di Venezia, con importanti e qualificati relatori. La nostra esperienza, in effetti, ci dimostra che quella della collaborazione è una strada percorribile. Difficile, ma percorribile. E' un dato di fatto che la pubblica amministrazione fa molta fatica ad accettare l'intervento dei privati. Si tratta di due mentalità molto diverse, di abitudini, modi di lavorare, tempistiche e priorità a volte quasi inconciliabili. Per non parlare dei vincoli burocratici che troppo spesso ostacolano, anziché favorire, i contributi che pure si invocano. Per fortuna, però, alla fine quello che fa la differenza sono le persone. Quando si trovano pubblici amministratori e funzionari che hanno veramente a cuore l'interesse della comunità e dei beni che sono chiamati ad amministrare (sembra impossibile, ma ce ne sono ancora), quando si riesce in primo luogo a comprendere e rispettare i diversi ruoli e le diverse esigenze, allora la collaborazione tra pubblico e privato diventa non solo possibile, ma anche facile e quasi "naturale". Lo abbiamo sperimentato noi stessi a Torino in occasione dell'Ostensione della Sindone, ma anche a Lendinara per la protezione della Basilica di Nostra Signora del Pilastrello, e a Perugia per la protezione del castello Bufalini. Ed ora anche a Varallo, dove la Fondazione inizia a sostenere un importante progetto per la videosorveglianza di tutto il complesso del Sacro Monte, grazie alla disponibilità, alla competenza ed alla lungimiranza del Comune di Varallo e della Riserva Speciale del Sacro Monte. Perché non considerarlo un esempio da seguire? |
GIUGNO 2011 


