Idee vecchie e idee nuove PDF Stampa E-mail
Carlo Hruby
 
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"La difficoltà non sta nello sviluppare nuove idee, ma nel separarsi da quelle vecchie".
Così diceva all'inizio del secolo scorso l'economista britannico John Keynes, e questa frase ci sembra particolarmente indicata per illustrare la situazione in cui si trova oggi il settore della sicurezza. Ed anche per spiegare, almeno in parte, il dibattito che si sta sviluppando in queste settimane sui finanziamenti ai beni culturali, che costituiscono un campo d'azione privilegiato per la nostra Fondazione.
In sostanza, Keynes spiegava che la difficoltà di abbandonare i vecchi schemi mentali, le vecchie abitudini ed i consueti modi di ragionare è di gran lunga superiore a quella di accettare e di sviluppare nuove idee.
Purtroppo lo constatiamo quasi ogni giorno, quando vediamo che il nostro settore non riesce ad evolversi verso una maturità alla quale avrebbe pieno diritto, almeno dal punto di vista anagrafico. Eppure, dopo oltre 40 anni, molti continuano a lamentare la carenza di una "cultura della sicurezza", ma sono ben pochi quelli disposti ad investire e ad impegnarsi in prima persona in questa direzione.
Perché? Non perché manchino le idee o la consapevolezza dei benefici che porterebbero. No, non è per questo. Più semplicemente prevale il timore che alcune iniziative possano favorire, seppure indirettamente, anche qualche concorrente. E così si preferisce rinunciare, anche a costo di perdere delle opportunità. In altre parole, prevale la vecchia idea della contrapposizione tra concorrenti, e non si accetta la nuova idea, per quanto valida, perché non ci si riesce a staccare da quella vecchia.
Lo stesso, purtroppo, vale per una questione di particolare attualità: i tagli ai finanziamenti agli enti culturali.
È evidente che le attuali esigenze economiche impongono di valutare con maggiore attenzione dove vengono destinate le poche risorse disponibili, ma è anche vero che la riduzione del 25% dei fondi al Ministero dei Beni Culturali negli ultimi cinque anni non può non preoccupare. E non possiamo fare a meno di notare che, ancora una volta, si affronta il problema con la vecchia logica. Quelle dei tagli, appunto, più o meno indiscriminati.
Bisognerebbe invece avere il coraggio di abbandonare la vecchia mentalità e seguire nuove strade, che già hanno dimostrato di essere percorribili. Ad esempio, il ricorso al coinvolgimento dei privati può rappresentare un modo nuovo di affrontare il problema della protezione dei beni culturali.
È però evidente che l'intervento dei privati può avvenire solo se lo Stato riesce a incentivarlo. In primo luogo con una detassazione molto spesso invocata ma mai ottenuta, ma soprattutto valorizzando questi interventi e dando un ritorno in termini d'immagine a chi è disposto a farli.
Nella nostra piccola esperienza, abbiamo visto come il Comitato per l'Ostensione della Sacra Sindone ha saputo dare risalto al nostro intervento con grande intelligenza e disponibilità. Il ritorno d'immagine che la nostra Fondazione ne ha avuto è andato ben oltre le migliori aspettative, creando le basi per una nuova collaborazione che avverrà già il prossimo anno, in occasione del 150° anniversario dell'unità d'Italia.
Insomma, se ci si sforza di aprire la mente e di seguire nuove idee, i risultati potrebbero risultare sorprendenti.
Perché non provare?

 
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